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Controllo dei livelli, stesura tracklist e conversione tra i formati nel mastering

 

Una volta effettuati i primi cinque “step” del Processing (analizzati negli articoli ), il mastering engineer non deve far altro che controllare i livelli per gestire la riproduzione sui vari supporti, stendere la tracklist inserendo pause e fades e, infine, convertire i file nei formati necessari a seconda del supporto finale scelto.  

 

 

Controllo dei livelli:

 

L’obiettivo è mantenere una coerenza dinamica e tonale di riproduzione, ottenuto grazie al controllo della dinamica e l’enfatizzazione tonale, mediante i processi sopraelencati. Ma è possibile apportare ulteriori aggiustamenti attraverso il gain singolare di ciascun brano dell’album, al fine di ottenere uniformità tra le diverse tracce.  

 

 

Stesura tracklist

 

La scelta dell’ordine delle tracce di un album è un punto chiave, poiché contribuisce a mantenere l’attenzione dell’ascoltatore per tutta la durata del disco. In base al tipo di produzione, queste decisioni possono essere prese di comune accordo tra il produttore, l’artista e l’ingegnere di mastering. Le pause e i fades vanno tutti scelti esclusivamente ad orecchio, spesso assieme all’artista o al produttore, in quanto è l’ultimo processo creativo di fondamentale importanza. Nel caso in cui il supporto finale è il CD vanno inseriti anche l’index 0 e l’index 1.

Il primo indica l’inizio della pausa che precede la traccia, è obbligatorio solo per la prima traccia e la pausa deve essere tra 2 e 4 secondi. Il secondo indica l’inizio della traccia ed è obbligatorio per tutte le tracce. Una volta concluso questo lavoro, sempre per quanto riguarda la stampa su CD, va compilato il metadata del cd. Viene raccomandato l’uso dell’ISRC (International Standard Recording Code), un codice identificativo di 5 caratteri in cui vengono aggiunti l’anno ed il numero della traccia assieme al nome dell’artista e del brano.

Gli ISRC vengono forniti dalle etichette o dall’artista e vengono “bruciati” all’interno del cd al fine identificare il lavoro. Il DDP (disc secription protocol), invece, è una tipologia di file dedicato alla stampa delle copie in CD del master. Può essere visto come un file immagine ISO del disco finito, comprendente la tracklist e le pause scelte dal mastering engineer. Il file DDP comprende: l’immagine del disco (.dat file), DDP identifier, DDP stream descriptor e, infine subcode descriptor.

Il tecnico di mastering dovrà fornire un foglio comprendente il file DDP, il nome del suo studio, il nome dell’album, I titoli dei brani, la playlist e I codici PQ. Tutto ciò viene fornito sul PQ sheet (vedi fig.46). In piu, il tecnico di mastering crea un file di checksum cosicché la pianta di stampa può fare un controllo del file.  

PQ sheet

PQ sheet

Fig. 46. PQ sheet

 

 

 

Conversione tra i formati

 

Tra i vari scopi del mastering c’è quello di rendere l’ascolto fruibile nelle diverse situazioni in base al media che riprodurrà il brano (cd, radio, tv, itunes, vinile, ecc); tuttavia, in alcuni casi, bisogna realizzare più versioni di un brano per poterlo adattare in termini di resa sonora al media o al sistema che lo riprodurrà, utilizzando filtri ed equalizzatori e facendo riferimento anche alla banda passante del supporto per la riproduzione.

Per quanto riguarda il cd, l’ultimo processo della catena di mastering è il dither: Si utilizza una sola volta in tutta la catena produttiva (e solo quando il formato di destinazione è digitale file di tipo .wav, .aif, mp3 etc.)  quando si passa da un valore di bit depth più alto ad uno più basso.

Solitamente questo passaggio viene fatto proprio alla fine del mastering in quanto per tutta la catena produttiva, dalla registrazione al mastering, passando per il missaggio, si preferisci mantenere il bit depth (e anche la frequenza di campionamento) al valore più alto consentito dal sistema.  

 

il dither e i formati digitali più comuni

 

Il dither è fondamentalmente un rumore casuale che ha come ampiezza la più piccola unità offerta dal valore di bit depth di destinazione che selezioniamo (ad esempio 16bit nel caso del cd audio) e ha come effetto quello di sommarsi al segnale originale rendendo meno brusche le transizioni migliorando la qualità della conversione (il troncamento sarà meno “doloroso”) I formati digitali più comuni WAV e AIFF, su varie frequenze e bitrate, ma per la distribuzione in digitale vengono ancora preferiti formati diversi, spesso lossy. (vedi fig.47)  

 

Formati digitali

Formati digitali

Fig. 47. Formati digitali

 

 

 La conversione in formati come l’MP3 o AAC è sempre distruttiva, dato che il codec utilizza processi che prendono in cosiderazione elementi psicoacustici, per eliminare dati e risparmiare sulla dimensione del file finale. Il mastering engineer deve prendere in cosiderazione tali processi per far sì che il file finale sia della miglior qualità possibile, a prescindere dagli stravolgimenti effettuati dai codec di conversione (vedi fig.48). Gli effetti della conversione lossy:

  • Restrizione della banda (sotto i 35Hz e sopra i 15kHz)
  • Restrizione della banda agli estremi del panorama stereo
  • Compressione del side
  • Cancellazione di elementi mascherati (diversa a seconda del codec utilizzato)

Il tecnico di mastering, conoscendo questi fattori, riesce a trattarli direttamente durante il processing cercando di rendere anche un formato lossy un prodotto di qualità.  

Banda passante MP3 - WAV

Banda passante MP3 – WAV

Fig. 48. Banda passante MP3 – WAV

 

Mastering per vinile

 

Infine, un supporto che implica una serie di accorgimenti particolari, da parte del tecnico di mastering, è il vinile. Quando un album viene “lavorato” per essere destinato su questo supporto bisogna compiere quattro operazioni fondamentali durante la catena:

  • Taglio della banda passante: sotto i 40 Hz e sopra i 17 kHz.
  • Controllo delle sibilanti tramite de-esser: causerebbero distorsioni date dalla puntina.
  • Controllo del side: le frequenze basse vanno eliminate dal side perché provocherebbero il salto della puntina.
  • Non va applicata alcuna forma di limiting o aumento del loudness.

 

 

Leggi altri articoli relativi al mastering:

 

 

 

 

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