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Mastering Analogico o digitale? 

 

Che cosa sia meglio tra mastering analogico o digitale, è motivo di discussione per molti mastering engineers; alcuni ritengono che siano superiori i vantaggi del mastering digitale, altri ritengono migliori quelli del mastering analogico. Ma evidenziando i pro e i contro di entrambi, risulta evidente che sarebbe controproducente limitarsi ad una sola di queste catene:       

 

 

                                                                          

Mastering digitale

 

Il mastering digitale (ITB): Per mastering ITB si intende “in the box”, in quanto si elabora e finalizza il file audio digitale (o più di uno nel caso dello stem mastering) all’interno del software audio, cioè nel computer (per questo in the box). Tutto ciò permette evitare il passaggio per dei convertitori DA (digital to analog) per la conversione in analogico, ossia in segnale di potenziale elettrico che verrà processato mediante apposti processori di segnale analogico.

Nel mastering ITB si sostituiscono ai processori di segnale analogico la serie di plug-in per l’elaborazione audio a disposizione dei moderni sistemi digitali, gestibili attraverso i principali software come Wavelab o Sequoia. I vantaggi e svantaggi di questa tipologia di approccio al lavoro sono svariati:

Vantaggi:

 

  • Molti plug-ins permettono interventi molto più selettivi rispetto agli interventi possibili nel dominio analogico, interventi che nel dominio analogico non sono altrettanto semplici o, in alcune situazioni, sono addirittura impossibili; i plug-ins (se non diversamente programmati) garantiscono una linearità tale da preservare al meglio il suono originale e, questa linearità, offre sicuramente un grandissimo vantaggio, ma è anche vero che, come specificato più avanti, in certi casi potrebbe rivelarsi uno svantaggio. Allo stesso modo è un arma a doppio taglio anche la mole di informazioni che i plug-ins sono in grado di mostrare all’utente – se da un lato permette al tecnico di mastering di disporre di un quadro chiaro della situazione, dall’altro potrebbe essere fuorviante ai fini del risultato finale.
  • Ogni plug-in impiegato durante la fase di mastering digitale mantiene il suo settaggio ogni volta che il progetto di mastering viene avviato, diversamente da qualsiasi processore analogico che necessita di sheets recall (schede in cui annotare le impostazioni di un processore al termine del lavoro) per ristabilire il setting di un progetto e che quindi richiede interventi manuali e procedure più scomode per il ‘richiamo’ del progetto.
  • plug-ins possono essere impiegati in un numero limitato soltanto dalle risorse della DAW, non subiscono l’usura dell’hardware analogico, non si ‘rompono’ e, nel caso in cui riportino alcuni bugs, le software house che li producono, generalmente in tempi accettabili, provvedono alla risoluzione dei problemi e offrono all’utente un supporto adeguato.
  • Il costo dei plug-ins, seppur non sempre basso, spesso risulta molto più accessibile rispetto all’hardware: appena sviluppato, il plug-in, non ha costi ulteriori, mentre l’hardware, oltre i costi di sviluppo, deve comprendere gli alti costi di produzione (componentistica e manodopera) e di logistica generale.

 

Svantaggi:

 

  • Poiché i calcoli necessari al processamento sono demandati al computer, nel caso in cui si disponga di una DAW poco potente saremo vincolati all’utilizzo di un numero limitato di plug-ins, quindi è importante considerare l’espansione della DAW, ovvero potrebbe essere opportuno:
    – Passare a un sistema audio dotato di DSP (Digital Signal Processing) come Pro Tools HDX, che però è raramente usato in mastering.
                                                                                                                              — Inserire all’interno della DAW un DSP della Universal Audio (ottima la serie UAD2)
  •  Un altro svantaggio (non da poco) dei plug-ins interessa il suono. Poco conta che le principali software house abbiano raggiunto un livello di emulazione tale da rendere il suono dei plug-ins quasi uguale a quello dei più importanti processori analogici: nella somma è ancora percepibile una certa differenza tra il suono elaborato digitalmente e il suono analogico.

 

Mastering analogico

 

 

Il mastering analogico (OTB): per mastering mastering OTB (out the box) analogico si intende quando il file viene inviato verso l’esterno della DAW (digital audio workstation), quindi convertito dal formato digitale in segnale di potenziale elettrico (attraverso convertitori DA) e processato attraverso appositi processori hardware che ospitano reali circuiti elettronici valvolari, a nastro o a transistor. Successivamente al processamento, il segnale audio analogico viene nuovamente destinato ai convertitori (questa volta AD Converter, cioè Analog to Digital Converter) e viene quindi riconvertito in dati binari e acquisito nuovamente all’interno della DAW.

Vantaggi:

 

  • Come accennato precedentemente, i plug-ins dispongono di display che riportano diverse informazioni, cosa che non avviene nella maggior parte dei processori analogici o che avviene in modo molto più limitato. Alcuni tecnici di mastering sono portati a credere che questo sia uno svantaggio, non disponendo di alcuna informazione è più facile giudicare in base a ciò che l’orecchio suggerisce piuttosto che in base a ciò che l’occhio vede tra le informazioni mostrate sul display. In certi casi, tra le informazioni evidenziate dal plug-in, è facile leggere e considerare un intervento ‘troppo’ invasivo o ‘poco’ efficace, anche se a orecchio pareva l’intervento ottimale (il buonsenso permette di sfruttare al meglio ciascuno degli strumenti: dove non arriva l’orecchio, l’informazione diventa essenziale ai fini tecnici; dove la tecnica non fa il ‘sound’ è l’orecchio a dettare le regole).
  • I processori di segnale non lavorano sempre come ‘dovrebbero’, ovvero sommano al suono originale alcune non-linearità, piccole quantità di rumore e distorsione (in tal senso si parla di aggiunta di colore al suono, di carattere). Inoltre, i processori analogici, non rispondono allo stesso modo in ogni circostanza: bastano piccole modifiche al setting ed è facile notare nuove e più o meno intense variazioni di colore. In questo senso i plug-ins sono più precisi, tanto da garantire un suono ‘perfetto’ che, tuttavia, può apparire piuttosto sterile. E’ un fatto inequivocabile che la maggior parte dei tecnici di Mastering preferisca lavorare con processori di segnale analogico ottenendo quel tipo di suono ‘colorato’, ed è per questo motivo che investono decine di migliaia di euro nell’acquisto di outboard analogico da inserire nella catena di mastering dei propri studi.
  • Un altro aspetto importante riguarda il contatto fisico con il processore: mettere le mani sul processore e associare al movimento fisico una variazione sonora ha impatto e valore importantissimi ai fini percettivi. La manipolazione dei plug-ins avviene mediante una serie di pulsanti da gestire attraverso mouse o tastiera, e questo non è ottimale sotto ogni profilo, ma è pur vero che ad oggi vi sono in commercio una serie di controller che permettono di gestire in modo fisico anche gli strumenti digitali.

 

Svantaggi:

 

  • Tra gli svantaggi principali del Mastering Analogico c’è sicuramente da considerare l’alto costo della strumentazione. Chi dispone del proprio home studio e non considera il Mastering come un’attività d’impresa fa sicuramente più fatica a realizzare una postazione di lavoro dotata di racks ‘pieni’ di processori di segnale analogico (almeno che la propria disponibilità economica non sia data o derivi da attività diverse). Ma qualche soluzione per riuscire a realizzare una buona Catena di Mastering anche nel proprio home studio c’è: tempo permettendo, è possibile trovare e assemblare manualmente (o con l’aiuto di un tecnico) i componenti necessari per la realizzazione di processori di segnale analogico simili ai più popolari e costosi marchi di riferimento.
  • Oltre al costo iniziale, anche i costi di manutenzione vanno messi nel ‘conto’. Trattandosi di unità fisiche, purtroppo, sono soggette alle leggi della fisica, al deterioramento, alla rottura, e ciò comporta investimenti di tempo e denaro.
  • Tra gli altri svantaggi vanno considerati i tempi e i costi di “messa in produzione”, ovvero i processori di segnale analogico devono essere accesi (ciò ha un costo di elettricità) e lasciati ‘scaldare’ per un tempo variabile in base al tipo di processore usato (e ciò ha un costo in termini di tempo).

 

Conclusione:

 

In conclusione, in base a quanto riportato sopra, considerando il rapporto prezzo/qualità, il mastering digitale risulta nella maggior parte dei casi uno strumento vincente, ma sotto il profilo dell’estrema cura del suono è indubbiamente trionfatore il mastering analogico. Detto ciò, è importante sottolineare l’elevatissimo livello di sound che ha raggiunto una serie di plug-ins basati su DSP, come per esempio la maggior parte dei plug-ins della serie UAD2 di Universal Audio. E’ facile supporre che, presto, il Mastering Digitale offrirà soli vantaggi rispetto al Mastering Analogico, ma per ora la scelta ricade, come in quasi tutti gli studi di mastering, sulla catena ibrida. L’integrazione tra analogico e digitale è da considerarsi, infatti, l’opzione migliore.

Permette di sfruttare tutti i lati positivi delle due tipologie di catene, mantenendo solo due aspetti negativi; una difficoltà di implementazione e molteplici conversione DA – AD. Quest’ultime possono creare problemi poiché sgranano i transienti, introducono rumore, riducono il panorama e introducono saturazioni sulle basse frequenze. Per questo è fondamentale avere dei buoni convertitori come Prism Sound, Lavry Engineering, Mytek, Apogee, Benchmark Media, Lynx Hilo.

 

 

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